Ben Webster

Il 27 marzo 1909 nasce a Kansas City il tenorsassofonista Benjamin Francis Webster ossia Ben Webster.

Soprannominato “The Brute” e protagonista anche di un film a lui dedicato “Big Ben – Ben Webster in Europe” del 1967 di Johan van der Keuken, Webster rappresenta insieme a Lester Young e Coleman Hawkins uno dei tre monumenti al sax – the swing tenors – dell’era pre-bebop; con il suo “soffio” inconfondibile e quel ringhio (growl) che lo hanno reso uno dei più affascinanti interpreti di ballads della storia del jazz, ha influenzato gran parte dei musicsit della prima metà del secolo scorso e resta ancora oggi un modello per alcuni grandi musicisti, da Scott Hamilton a Lew Tabackin.

Negli anni 40 tra le fila dell’orchestra di Duke Ellington e poi “prima firma” della Verve negli anni ’50, negli anni ’60 abbandonò la scena statunitense per stabilirsi in Europa. Probabilmente meno noto (anche dopo morto) rispetto a Lester Young e Coleman Hawkins, Webster inizia lo studio del sassofono su suggerimento di Budd Johnson, e negli anni 30 – dopo l’esperienza della Young Family Band con Young padre e figlio (Lester) – è presente nelle orchestre di Bennie Moten (con Count Basie) poi di Fletcher Henderson e quindi – pur per brevissimi periodi – con Benny Carter, Cab Calloway e la Teddy Wilson Big Band. Negli anni quaranta si ritaglia un ruolo di solista di spicco nell’orchestra di Duke Ellington, dalla quale uscirà e rientrerà a più riprese.

Negli anni cinquanta si stabilizza il rapporto con l’orchestra di Count Basie e inizia contemporaneamente il decennio d’oro di Webster; le registrazioni organizzate da Norman Granz per la Verve – da Art Tatum a Oscar Peterson e poi con Coleman Hawkins, e ancora con Roy Eldrige, Ray Brown e Jimmy Jones – rappresentano forse il miglior compendio del jazz mainstream a tutt’oggi disponibile.


 
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